"Tutta la vita gli Stones" (Marco Marsullo, foto recente). Scrivo, dal 22 gennaio è in libreria il mio primo romanzo: "Atletico Minaccia Football Club", con Einaudi Stile Libero. Clicca sulla foto per saperne di più.
Dopo aver brillantemente dimostrato di poter fare espressioni del genere in diretta sulle reti nazionali, domenica 3 febbraio (dalle 14 circa), io e Atletico Minaccia Football Club torniamo su Rai Due, a "Quelli che il calcio".
Dopo aver portato fortuna e gloria alla Sampdoria (che ha schiantato 6 a 0 il povero Pescara), questa domenica seguirò Siena - Inter. E ricordando all'Italia tutta che sono molto, ma molto, tifoso del Milan, vado lì in veste di scrittore-football-addicted. Guardatemi, se vi va, e prendete in libreria Atletico Minaccia Football Club, se vi va (no, questo dovete farlo quasi per forza). E se siete in grado fatemi foto con espressioni come questa. Vincerete un "grazie" da parte dell'autore del romanzo. Che sarei io, con rispetto parlando.
Domenica, 27 gennaio, sarò ospite di "Quelli che il calcio", dalle ore 14 in poi in diretta su Rai Due. Si parlerà un po' di Atletico Minaccia Football Club, il mio romanzetto uscito da pochissimi giorni per Einaudi Stile Libero. Sarò in puntata anche come commentatore di una partita, non del Milan, ergo: non da tifoso, ma da scrittore e appassionato/ossessionato di calcio. Come ho annunciato su facebook: chiederò un bacio in diretta a Victoria Cabello. Sperando di riuscirci.
E chi se lo aspettava che davvero sarebbe arrivato il pomeriggio del giorno prima dell'uscita di Atletico Minaccia Football Club.
Voglio dire: sapevo che il libro sarebbe uscito, sapevo che prima o poi la sala d'aspetto sarebbe terminata, il difficile era non restare ucciso durante l'attesa, o cose del genere.
E allora potrei raccontarvi di tutte le volte che ho rischiato un po'; come per esempio quando ho sorvolato due volte l'Oceano Atlantico, senza mai cadere (e io ero convinto del contrario). Di quando ho fatto qualche sorpasso azzardato in macchina, che non metto quasi mai la cintura (male: la cintura si mette, prometto di metterla), o di quella volta che mi hanno fatto mangiare del curry scaduto da sei anni. Che da un giorno all'altro ho perso una persona importante, anzi due, che erano la mia famiglia, e che quando ti ritrovi senza le persone che ami tutto intorno a te perde quota, colori, e forse è proprio vero che la felicità è reale solo quando condivisa (Into the wild ci ha un po' cambiato la vita, dài). Ma nonostante tutto, oggi, 21 gennaio, io sono qua. E ho sulla scrivania, accanto al mac, il libro, bello stampato, con lo Struzzo sotto al mio nome. E chi l'avrebbe mai detto. Ve lo assicuro: questo momento l'ho sognato tanto, forse non ve ne fregherà proprio niente, forse per alcuni di voi un autore è uno che scrive, pubblica, vende o non-vende, sorseggia alcolici con spocchia e si incazza se qualcuno dice che il suo romanzo fa cagare. Io so bene da dove sono partito, mi ricordo bene chi ero (chi sono, perché non è cambiato nulla) prima di pubblicare questo romanzo. Sono lo stesso autore di una raccolta di racconti sciancata pubblicata da un minuscolo (ma onesto, sempre grazie Noubs edizioni) editore abruzzese qualche anno fa, che ha messo entusiasmo e cuore nel progetto. Come me, che giravo con le copie del libro nel cofano dell'auto per fare le presentazioni in giro, che mi emozionavo quando vedevo per le prime volte il mio nome sui giornali. E ora che il mio editore si chiama Giulio Einaudi, truppa Stile Libero, so bene che alcune cose sono cambiate. Sarei ipocrita a dire il contrario. Ho un ufficio stampa maestoso, ve lo assicuro: sono ragazze perfette, micidiali, gentilissime. Ho un'editor coi controcazzi, che è anche un'amica, ho due direttori editoriali che sono il Gatto e la Volpe, così diversi tra loro, ma così dannatamente geniali, ognuno a suo modo. Io lo so che da domani (quasi) tutte le librerie italiane avranno copie della mia storia. E so che ho anche una grande possibilità tra le mani. Perché se è vero che ho rischiato di morire tante volte, negli ultimi mesi, è anche vero che sono sopravvissuto abbastanza da arrivare a domani (sempre che non crepi stanotte, l'eventualità è data a 9,50, se volete giocarvela...) e svegliarmi con un sorriso un po' più grande: perché io volevo fare lo scrittore, quello che la gente legge, quello che fa emozionare, che divide, che unisce, che fa sospendere le esistenze dei suoi lettori. Questo lo so perché anche io sono un lettore, prima che un autore, e so quanto sia bella, e rara, la magia di essere risucchiati in una storia. Che vi devo dire: è per questo che scrivo, il resto fa volume.
Domani questo romanzetto sarà a Vostra disposizione. Io vi ho già raccontato come sono arrivato da Einaudi Stile Libero, e ho provato a raccontarvi l'emozione e l'attesa che c'è dietro, la paura, la sfrontatezza, forse anche un po' l'incoscienza. Da domani sarà in mano Vostra anche parte del mio destino (parlo come Kevin Spacey ne Il Negoziatore, ne sono cosciente, ma è una delle controindicazioni dei due anni di attesa per la pubblicazione, ve lo assicuro), del mio amore, di ciò che ho perso e di ciò che ho trovato. Ho provato a essere quanto più sincero potevo, con questo romanzo. Ho provato a dimostrare a me stesso, e a Voi, che quello che mi importa, oltre ogni altra cosa nella vita, è raccontare le mie storie. Poi, chiaro: c'è l'xbox, il calcio, ecc, ma sono tutte a corollario di questa.
Io voglio raccontarvi le mie storie. Da domani, 22 gennaio 2013, ce n'è una in libreria. Spero Vi piaccia.
Resto a Vostra disposizione per qualsiasi cosa. Chiarimenti, complimenti, capate in bocca, richiesta di rimborso (se ne occupa il mio agente, di quelle, scrivete a lui!), consegne di spesa a casa.
Pubblicare per Einaudi era l'inizio del sogno, ora comincia la realtà.
E, scomodando un grande classico della mia regione: Io, speriamo che me la cavo.
Ci sono cose che succedono subito, altre che succedono dopo due anni d'attesa. Ci sono cose che ti colpiscono, cose che ti fanno male, cose che perdi e cose che trovi. Ci sono cose che scrivi con le lacrime e altre col sorriso sulle dita. Questo libro è nato con la gioia di una primavera di un paio d'anni fa. Terminato in un torrido luglio pre-mare. Spedito alle case editrici con le dita incrociate. Apprezzato, respinto, frainteso, capito, ha trovato casa da Einaudi Stile Libero, e io non potrei essere più felice di così. Oltre al fatto che Einaudi, da lettore e da autore è il massimo che uno possa augurarsi, soprattutto perché ho incontrato una casa editrice fatta di persone intuitive, rapide, pronte all'ascolto, dotate di un guizzo vitale che io, da estimatore dei guizzi, non ho potuto fare a meno di amare. Si chiama "Atletico Minaccia Football Club", è la storia di un allenatore di calcio ossessionato da José Mourinho (José io ti invito ufficialmente a presentarlo insieme a Madrid, occhei?) che allena un'Armata Brancaleone del pallone: l'Atletico Minaccia Football Club, appunto, squadra messa su con metodi poco ortodossi durante un'estate mondragonese insieme al direttore sportivo Lucio Magia, faccendiere dal viso gitano. Con loro vivrete una stagione al limite dell'inverosimile, tra calciatori improbabili (c'è un ex concorrente del reality calcistico Campioni: il sogno, un difensore detto "Trauma", considerato il Michelangelo delle entrate da dietro, un mediano clandestino schierabile solo in trasferta perché nelle partite in casa piantonato dalla polizia), e le sue avventure familiari, di padre e marito, giusto un filo incasinate. Se ve lo steste chiedendo: NO, NON è UN ROMANZO ADATTO SOLO AGLI APPASSIONATI DI CALCIO. Una delle prime lettrici è stata la mia editor, Rosella Postorino, che mi disse in una delle iniziali riunioni einaudiane per il dominio del mondo: "Io premetto che di calcio non ci capisco niente, ma niente niente, però questo libro mi ha fatto troppo ridere". Ecco.
Prima di chiudere, devo ringraziare Severino Cesari (a lui va il grazie più grande per tutto questo, e a lui dedico ogni successo possibile di questo romanzo), la già citata Rosella Postorino (ho trovato un'amica, oltre che una professionista coi controcazzi), Paolo Repetti (peccato che è juventino, ma è un dannato genio). Tutto l'ufficio diritti Einaudi di Torino, la redazione romana di Stile Libero (Raffaella Baiocchi in particolare, per averla fatta penare un po'), e le ragazze dell'ufficio stampa, che sto iniziando a conoscere ora ma che sono degli angeli assoluti, piumati come dei pavoni femmina stupendi.
Che dire: dal 22 gennaio 2013 dipende soprattutto da Voi. Io l'ho scritto, loro lo hanno pubblicato, e loro ancora ci lavoreranno alla maniera einaudiana (sempre la stessa: conquista del mondo). Potranno promuoverlo al meglio, io potrò fare il saltimbanco in giro per l'Italia (e vi giuro: lo farò, quanto più posso, quanto più mi inviteranno in giro tanto più sarò felice), ma il libro dovrete leggerlo Voi, e sempre Voi dovrete amarlo, consigliarlo, coccolarlo. Qualora vi piacesse, con rispetto parlando.
È un patto tra me e Voi. Fidatevi di me, io voglio solo scrivere storie con tutta la sincerità e l'amore che ho tra le mani. Il giorno che mi accorgerò che tutto questo è svanito non metterò più una sola storia su carta. Ma, credetemi, quel giorno è ancora lontano. "Ho tante cose ancora da raccontare, per chi vuole ascoltare, e a culo tutto il resto", diceva Francesco Guccini ne L'Avvelenata, e io, rispetto a questa cosa che diceva Guccini, posso dire che sono sostanzialmente d'accordo.
"Atletico Minaccia Football Club", Einaudi Stile Libero. 22 gennaio 2013.
Le strade sono illuminate a festa, i bambini hanno scritto le loro letterine e incrociato le dita, gli allenatori non ancora esonerati mangeranno il panettone anche quest'anno. Eppure: mancava qualcosa. Lo sapevate voi e lo sapevo io. La mia SUPERCLASSIFICA dei libri natalizi! Sì. Me ne sono accorto quando ho ricevuto un telegramma dalla Lapponia. Diceva così: "Caro Marco - stop - urge superclassifica - stop - qui mi scrivono richieste per libri - stop - aiutami tu - stop - tuo, Babbo Natale". E potevo mai lasciare nella merda quell'adorabile figlio di puttana? No, e dunque, anche quest'anno, anche questo Natale, ecco a voi la SUPERCLASSIFICA dei DIECI libri da regalare, o farsi regalare, a Natale.
10° Posizione: Il club dei padri estinti (Einaudi) di Matt Haig. Philip ha 11 anni, un padre morto e i cazzi che gli girano. Fin qui niente di strano. Poi, una sera, Philip incontra il fantasma di suo padre tornato per dargli una mano e chiedergli un piccolo favore. E qui, forse, qualcosa di strano c'è. L'adorabile e precario equilibrio di un bambino che si affaccia all'adolescenza e vorrebbe starsene solo per conto suo è minato dalla smania, adorabile e precaria, di un padre che vorrebbe semplificargli le cose e che, invece, le complica coi suoi pasticci. Tenerezza, sarcasmo e un finale veramente imprevedibile (lo so che lo dicono quasi tutte le quarte di copertina, anche la nuova edizione di Piccole donne crescono, ma stavolta è così!).
9° Posizione: La sovrana lettrice (Adelphi) di Alan Bennet. Allora, ve lo spiego come lo spiegherei a uno che ha appena subito una rettoscopia e non ha alcuna voglia di stare a sentire uno che gli parla di libri: la Regina d'Inghilterra scopre improvvisamente la sua passione per i libri e comincia a fracassare la minchia a tutti quelli che incontra, Sarkozy incluso, raccontando le storie che la appassionano. Cioè... il libro più fico del mondo. Keep Calm and God save the Queen.
8° Posizione: Suck! (Elliot) di Cristopher Moore. Oh, Moore mi piace, che vi devo dire? Io c'ho pensato... lo metto, non lo metto? Poi mi sono detto: 'fanculo, lo metto. Se mi piace! Suck! è la storia di due fidanzati che si vampirizzano a vicenda e cominciano a vagare per la città in cerca di sangue fresco. Un libro un po' parodia delle saghe (fortunatamente in via d'estinzione) sui vampiri i love u, un po' classica avventura alla Moore, piena di battute e momenti di assoluta estasi dialogica.
7° Posizione: Il fiuto dello squalo (Marsilio) di Gianni Solla. Gianni Solla se non lo conoscete come autore dovete conoscerlo. Se poi non lo conoscete di persona ancora peggio, dovete rimediare. È una specie di pirata con la flemma di Pirlo: un puzzle epilettico che esprime perfettamente i suoi libri. Lucida follia. Questo libro è la storia di Sergio Scozzacane, detto lo Squalo per via del naso pronunciato, uno che fa l'impresario musicale. Quando Mattia, un ragazzo della sua scuderia, vince un talent show, lo Squalo decide di provare a portarlo a Sanremo. Basta, il resto lo scoprirete leggendo. Sono un mago a incuriosirvi, lo so.
6° Posizione: Sforbiciate (Piano B) di Fabrizio Gabrielli. Gabrielli è uno che non andrebbe fatto scrivere, perché ti incasina mentre lo leggi. Ti inventa le parole, te le cambia, mette gli accenti ovunque e ti costringe a concentrarti per davvero. Tipo quelle maestre di scuola un po' cacacazzi, che al momento le odi, ma che dieci anni dopo ricordi con affetto. Ecco: Gabrielli; senza le gonne al ginocchio e il filo di perle. Questo libro è un collage di storie calcistiche per appassionati e per appassionabili. Un gioiello per noi che di Calcio viviamo.
5° Posizione: Dentro (Einaudi) di Sandro Bonvissuto. Ho preso questo libro quando mi hanno detto che l'autore, tornando da un premio letterario in aereo dalla Sardegna, raccontando l'esperienza si è emozionato NON per la cerimonia alla quale era stato invitato, ma perché in quota ha incontrato la squadra di calcio della Roma (di cui è tifoso) di ritorno dalla trasferta sarda. Lì ho capito: un uomo dotato di tale sensibilità deve per forza aver scritto un grande libro. E infatti. Dentro è una sinfonia di dolcezza e crudezza. Non lo dico per dire. Sembra scritto da un ragazzino di quattordici anni che soffre per amore e ha visto il mondo per quello che è, senza fare troppi giri di parole. Una trilogia di racconti che parla dell'esperienza carceraria, dell'amicizia, e dell'essere bambini. Bravo, veramente, mi ha sorpreso.
4° Posizione: Il Vangelo a benzina (Bompiani) di Marco Ciriello. Partiamo dal presupposto che per me, Ciriello, è uno dei più bravi scrittori che abbiamo in Italia. L'ho già detto e lo ridico: è il David Foster Wallace nostrano. Ha una capacità di giocare con le parole e montarle come coi lego fuori dal comune. Il suo modo di allestire i periodi è concentrico, tipo una pietra che quando la tiri nell'acqua fa i cerchi che si restringono. Questo suo romanzo all'inizio mi ha un po' spiazzato per la lingua usata: un particolare napoletano parlato, con punte di invenzioni davvero curiose. Poi mi ha ricollocato imparando a conoscere il protagonista, un commissario fascista e incazzoso, col cancro alla prostata e la smania di prendere per il culo la gente. Valenzi, si chiama. E questa è la sua prima indagine, su una Domiziana (una strada statale delle nostre parti, made in Campania) rovente, dove si incroceranno i destini di tanti personaggi, tutti perfettamente calibrati.
3° Posizione: L'opera struggente di un formidabile genio (Mondadori) di Dave Eggers. Sarà che quest'estate sono andato in California e questo libro è ambientato in buona parte lì. Sarà che è talmente dolce come storia che ci resti a bocca aperta. Sarà che è anche vero, perché è autobiografico, essendo la storia dell'autore (all'epoca 22enne) e di suo fratello Toph (8 anni), che dopo la morte dei genitori cominciano a vivere un po' on the road per sfangarla. Arriveranno in California, appunto. Cos'altro vi devo dire? Veramente. Basterebbe questo, credo.
2° Posizione: La legge dell'odio (Einaudi Stile Libero) di Alberto Garlini. Se vi è piaciuto Romanzo Criminale, dico l'atmosfera, i personaggi, quell'alone di miseria e fascino che vi fa capitolare dalla parte dei ''cattivi'', La legge dell'odio farà di più. Vi farà stare dalla parte di una specie di pazzoide, pronto sempre a buttare le mani per la sua fede politica. Nera. E aggiungo: finalmente. Non per il pazzoide, cioè: anche, magari. Ma finalmente un libro che racconti l'epopea storico-politico italiana dall'altro punto di vista. Quello di un giovane fascista. Un libro emozionante, pieno di "momenti di baratro" in cui il protagonista sceglierà sempre di saltare. Nessuna mezza misura. E con una scrittura diretta ed elegante, mai pedante, che rafforza un libro già coi muscoli di suo.
1° Posizione, tra i DIECI libri da farsi regalare o regalare a Natale, Se ti abbraccio non aver paura (Marcos y Marcos) di Fulvio Ervas. Io sono un sentimentale, occhei, si sa. Sono uno che si fa rovistare dentro da un libro, lo faccio in maniera consapevole. E va bene così, è il bello della lettura. Poi un giorno mi capita tra le mani questo libro: la storia di un viaggio on the road di un padre e il suo figlio di diciott'anni, affetto da autismo. Una storia forte di per sé. Poi l'ho letto ed è, senza ombra di dubbio, uno dei libri della mia vita. E lo sarà per sempre. Prima un plauso all'autore, Ervas, che più di essere stato bravo a scriverla, è stato bravo ad ascoltarla, questa storia. Ad ascoltarla nel modo in cui l'ha fatto. Con discrezione ma con coraggio. E l'ha trasmesso in ogni pagina. Ma ciò che fa di questo libro un gran libro è la vera energia, la vera forza vitale che c'è nei due protagonisti. La senti a ogni parola, a ogni capoverso, a ogni virgola. Eppure non c'è retorica, non c'è buonismo. C'è anche il dramma di un padre che non sa come potrà proteggere il figlio una volta che non ci sarà più: il vero dolore di un genitore. Una serie di avventure in cui Andrea (il ragazzo) e Franco (il padre) si ficcheranno più o meno consapevolmente. Con pagine di parole riportate integralmente dalle scritture di Andrea a computer durante il viaggio. Di fronte a certe storie non sono d'accordo con chi dice di sentirsi piccolo. Io mi sono sentito grande. Grande e orgoglioso che esseri della mia specie siano in grado di compiere imprese come questa. Potrei dire altre cose, sarebbe inutile. Vi lascio con una frase, e un video.
Andrea, a un certo punto del viaggio, scrive: "Sono un uomo imprigionato nei pensieri di libertà". Ecco cos'è questo libro. Ecco cos'è: se questo libro vi abbraccia, non abbiate paura.
Ogni tanto controllo le statistiche del mio sito da Google Analytics per vedere quanti navigatori incappano per sbaglio nelle mie pagine. Così, l'altro giorno mi è venuta un'idea. Ho fatto un giretto tra le chiavi di ricerca dell'ultimo anno, questo 2012 carico di meraviglia, e ho fatto un best of delle ricerche che hanno portato sconosciuti internauti qui su. Dunque...
Benvenuti a
"Vivere e amare dopo un intervento alla prostata" e altre clamorose chiavi di ricerca.
Partiamo dal presupposto che la maggior parte dei visitatori nel 2012 è arrivata su questo sito cercando: "Marco Marsullo" (601 volte), "Marco Marsullo Einaudi" (168), "Marsullo" (54). Quindi, fin qui, posso ancora ritenere che la gente mi percepisca come uno che fa (o prova a fare) lo scrittore. E vi assicuro che viste le ultime vicende della mia vita è già una conquista. Tuttavia il divertimento ci assale subito dopo, veloce come una scimmia pirata (ho supposto che una scimmia che fa il pirata deve essere per forza velocissima). Ci sono diverse tipologie di googlatori che arrivano sul mio sito; c'è chi fa domande al web e chi, probabilmente, a se stesso. Poi ci sono i maniaci sessuali, i ricercatori di merce da comprare/vendere, gli addetti ai lavori che si stalkerano a vicenda, quelli che bramano contatti con qualcuno di famoso, i web-spirituali.
Mia volontà è quella di aprire un filo diretto con questi visitatori, tentando di aiutarli, ove possibile. Di consigliarli, di guidarli, di trovare una risposta per loro. Se ti riconosci in una di queste chiavi di ricerca sei pregato di scrivermi in privato: troveremo insieme il modo di uscirne, te lo prometto.
Che internet abbia aiutato chiunque in momenti di solitudine non è un mistero. Che pulluli di strani figuri amanti di pratiche sessuali come guardare asini che si riproducono, nemmeno. Prima di scendere nei bassifondi della perversione da chiave di ricerca, comincerei con un "Madonna cantante era una prostituta?". Be', credo di no. Però se intendi dal punto di vista meramente artistico possiamo aprire un dibattito. Non sono un esperto di lady Ciccone, però su internet è pieno di forum dove potrai dire la tua. "Arisa è una porca?", guarda, secondo me no. Secondo me Arisa è una che va a casa, si mette il pigiama, si vede un film, si mette al computer a rispondere alle email delle amiche di quando non era famosa che gli chiedono di conoscere Morgan. Però magari mi sbaglio, magari si veste in latex e frusta qualche aiuto attrezzista di X Factor, dovremmo indagare. Anzi, indaga tu ricercatore, che Arisa già una volta mi ha mandato a cagare su twitter, meglio che non mi ci avvicino più di tanto se no mi becco qualche ingiunzione. "Arisa autoreggenti", "Arisa imbavagliata": aridaje! Ragazzi, ma che veramente vi volete trombare Arisa? Io con Arisa ci prenderei un caffè, al massimo, le chiederei come sta la madre, poi andrei a casa... voglio dire: Arisa. E 'nnamo, su. "Raffaella Carrà imbavagliata", ma per farla stare zitta? Voglio credere sia solo per quello. E sottolineo: solo.
E ora qui si apre una parentesi. Montecatini. A Montecatini pare che ci sia un gran movimento. Altro che turismo sessuali in Sud America, gente. Se volete provare emozioni forti, andate lì. "Casalinghe annoiate Montecatini", "Ingoio culo Montecatini", "Sesso Montecatini donne trans". Ce n'è per tutti i gusti. Non dovete nemmeno prendere l'aereo. Andando avanti troviamo "Sposata mi sono lasciata scopare da un amico". E sei una troia, cara! Che ti dobbiamo dire? Almeno, non dirlo troppo in giro. E soprattutto a tuo marito. Ancora, "Erezione alla vista di un uomo nudo": rock 'n' roll, amigo.
Per andare avanti userei come anello di congiunzione l'ambigua "Cosa regalare a una ragazza per farla divertire". Avete pensato tutti quello che ho pensato io. Non dite di no. Un vibratore, fratello. È pieno di sexy shop, se no puoi fare su internet, rimani pure anonimo (non ho mai comprato un vibratore, ve lo giuro, ma non escludo di farlo, vi giuro anche questo). Le ricerche-grida di aiuto sui regali sono gettonatissime. "Cosa regalo a una signora 70enne amante del teatro?", sveglia Einstein. Un abbonamento per il teatro? Che dici? Se no, se c'hai i soldi, prendi direttamente un teatro e daglielo in gestione. Sai come le piace. "Cosa farsi regalare al compleanno dal fidanzato": un abbonamento a Cioè, sorella. Ti usciranno anche gli adesivi per il frigo di Dylan di Beverly Hills, puoi scommetterci. "Cosa regalare a una ex fidanzata?": un calcio in bocca? Due? Tre? Un set completo di calci in bocca?
Tantissime anche le richieste su quali libri regalare. "Libri da regalare a un politico di destra?", un bel codice penale, così si documenta un po'. "Che libro regalare a un acquario?", prima bisogna vedere se questo acquario sia in grado di leggere. Nel caso in cui magicamente ci riesca, direi qualcosa sui pesci, giusto per andare sul sicuro. "Che libri regalare per fare bella figura e parlo di libri", amico, ne sono sicuro che parli di libri, ma tu non hai le idee chiare. Vuoi fare bella figura col libro, o bella figura parlando di libri? Io non so come aiutarti. Sii più chiaro, aspetto qui. "Che libro posso regalare a chi piace un autore come Baricco". Hai provato con un libro di Baricco? Magari ti va bene. E su Baricco c'è anche "Marsullo e Baricco". Sì: io e Baricco abbiamo una storia. Da poco, non volevamo dirlo così, volevamo aspettare l'anno nuovo, convocare una conferenza stampa, ma... che dire, c'hai scoperti. Anche se... "Marco Marsullo e Niccolò Ammaniti": sì, ho come progetto questo, in realtà Nic è il mio amante, forse lascio Alex per lui. O forse facciamo una cosa in tre, vediamo che succede. Il fatto è che con Nic è tutto così leggero, spensierato...
Su questo sito, tra i racconti inediti ce n'è uno dove parlo di una Fiat Panda. Non l'avessi mai fatto. "Cerco Fiat Panda 750", "Panda prezzo buono", "Panda bianca Fiat 1988", "Panda usata macchina" (no, l'animale!), anche se il mio preferito è questo: "Fiat Panda 750 del 1986 usata a Palermo". Amico, voglio dirti una cosa: la cerco anche io. Andiamoci insieme a Palermo, vivremo un'estate magica tra cannoli, cassatine, fichi d'India e siciliane calienti. La ricorderemo per sempre, te lo prometto.
Poi ci sono quelli che cercano qualcosa sui personaggi famosi. "Califano arancione": occhei, togli i Ray Ban. "Chuck Palahniuk ha rotto", sì ma vallo a dire a lui, che quello secondo me ti sfonda la faccia. "Concerti Ricchi e Poveri foto", seguro, sei nel posto giusto companero. "Contattare Pippo Baudo", sì, se aspetti due minuti te lo passo sulla linea 3, e anche "Pippo Baudo da piccolo", spiacente: quando Baudo era piccolo non c'erano le macchine fotografiche, al limite possiamo cercare in un qualche pinacoteca. "Little Tony sta male", ma che, di nuovo? Presto, chiama la moglie, prepara una borsa, io comincio a prendere la macchina, corriamo in ospedale!
Ancora, vengono le ricerche relative al mondo editoriale. "Amore dove ho messo i calzini è un libro?", no, è una domanda, e pure del cazzo, coglione. Cercateli da solo. "Contratto per due libri Marsullo", il mio commercialista, caaaro. "Einaudi Stile Libero giovane scrittore napoletano", ecco: se non cercavi me, ma hai trovato me, è stato il giorno più fortunato della tua vita. Nevvero? "Voglio consegnare un inedito a Einaudi Stile Libero", ma te lo porto io, amico. Che problema c'è. Vuoi che ti porti anche il cane giù? Hai bollette da pagare alla posta? Vuoi che ti presenti mia sorella? Sì? Guarda, sono figlio unico, però se i miei tornano insieme la prima cosa che gli chiedo è di darci dentro per fare una sorellina per te. Sei felice?
Last but not least, una mitragliata delle mie preferite, così, a cazzo: "Vivere e amare dopo un intervento alla prostata", si può! Gridiamolo tutti insieme, coraggio, ora non abbiamo più paura. SI PUò! "Alla vista del rosso si può svenire?", a mio cugggino è capitato una volta. "Blog di Marco Marsulli", stavolta hai avuto culo, per il futuro: più attenzione, mi raccomando. "Budino di ricotta laziale nel giornale confidenze", mmm sì, io direi di sì, a occhio. "Canzoni gatto male struggente coniglio tremare morte", tu hai vinto il bonus della vita in più, te lo consegneranno alla morte, tipo il fungo verde di Super Mario. "Facciamo a cambio: tu vieni al posto mio e ti convinci che, prima o poi, lui torna, perché sei stanco di chi ti dice 'a dopo' e invece vuol dire 'mai più'", facciamo una cosa? Se è tua e non l'hai sentita da qualche parte, me la regali per un romanzo? "Ho trovato una macchiolina arancione sotto al mio coniglio, cos'è?", l'estremità di una carota, genio. "L'uomo borderline non chiede mai scusa anzi si mostra lontano e risentito", questo scriveva i discorsi a Bossi negli anni '90. "Perché non mostrate lo scherzo a Maldini di Scherzi a parte?", perché non si scherza mai su Paolo Maldini. Mai. "Scrivi una lettera personale al tuo amico/amica del cuore per sfogarti in tutta libertà, raccontandogli", cosa?! Raccontandogli cosa?! Lo voglio sapere ora.
E per concludere davvero, la mia preferita su oltre mille chiavi di ricerca. Quando l'ho vista ho sorriso davanti al monitor. Non ho avuto nessun dubbio.
"Che libro posso regalare a un ragazzo per fargli capire che lo amo?", cara/o amica/o, va bene un libro qualsiasi. Un libro è il regalo perfetto per far capire a qualcuno quanto lo ami, quanto ti piaccia, quanto vorresti dividere la vita con lui/lei. Lo terrai incatenato, impegnato, rapito. Lo divertirai, lo commuoverai, lo intrigherai. Vai tranquilla, scegline uno col cuore: un libro è per sempre.
Sabato 24 novembre sarò al Pisa Book Festival, alle ore 18, per parlare un po' del mio passaggio dal piccolo (Noubs) al grande (Einaudi) editore. Con me a discuterne Patrizio Zurru che, insieme a Daniele Pinna, gestisce la Kalama Edizioni, l'agenzia che ho scelto dopo il mio passaggio a Einaudi Stile Libero.
Vi prometto che dirò parolacce, racconterò di quella volta che sono rimasto chiuso nel bagno di un aereo con Kate Moss (e annessi particolari osé), e vi svelerò la formazione di domenica in anteprima.
Che dire: venite vestiti male, che io farò lo stesso.
Ufficiale, ufficialissimo, non si torna più indietro. "Atletico Minaccia Football Club" uscirà in libreria con Einaudi Stile Libero nel gennaio 2013. Presto, copertina e tutto il resto.
baci & abbracci.
So che questa notizia vi ha cambiato la vita. Lo ha fatto anche con me.
Adelante!
Copio e incollo dal blog di Marilù Oliva (autrice, tra gli altri, dei romanzi "Tu la pagaràs!" e "Fuego" per Elliot) la chiacchierata che abbiamo fatto. Grazie, se doveste leggerla. Ma grazie pure se non doveste.
ATTIVITA’: narratore, lettore, giocatore di xbox, uno che ascolta, uno che spera.
SEGNI PARTICOLARI: ho il ritmo circadiano dei gufi (nemmeno sapevo cosa fosse il ritmo circadiano, poi me l’ha spiegato mia madre, c’entra il fatto che non dormo la notte)
LO TROVATE SU: facebook (di più), twitter (di meno), www.marco-marsullo.blogspot.com (poi prometto che prendo il dominio col .com)
Le tue origini e la tua formazione
Credo che l’unica cosa che mi abbia realmente formato siano stati i cinque anni delle elementari. La passione per la scrittura è nata lì, quando era il momento di fare i temi ero stranamente elettrico, volevo mettermi in mostra. Le medie e il liceo hanno rafforzato questa mia attitudine. E all’università (ero iscritto a Giurisprudenza, media del 21.9) mi sono reso conto che l’unica cosa che sapevo, più o meno, fare era raccontare le cose. Non imparare usucapioni ed enfiteusi (che però ancora mi ricordo).
Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?
C’è stata una fase in cui benzinaio (chiaramente per i rotoli di banconote che hanno in tasca) e pompiere se la combattevano ad armi pari. Poi sono cresciuto e, intorno ai quattordici anni, la mia risposta era sempre la stessa: giornalista e scrittore. Poi ho provato a fare un po’ il giornalista e ho capito che non era per me. Fondamentalmente sono pigro, scrivere romanzi è il giusto compromesso tra i miei ritmi e la vita reale.
E adesso cosa rispondi?
Scrittore. O meglio, narratore. Voglio raccontare le mie storie, voglio che siano lette, che il lettore provi l’emozione che ho provato io nelle scriverle. Nessun dubbio.
Hai esordito nel 2009 con la raccolta di racconti ”Ho Magalli in testa ma non riesco a dirlo” (Noubs Edizioni). Qual è il filo conduttore dei racconti?
Nessuno. E questo probabilmente è il punto debole della raccolta. Quello è un libro a cui sono molto legato, l’ho scritto tra i ventidue e i ventitré anni, più per gioco che per reale intenzione di vederlo pubblicato. Scrivevo un racconto dietro l’altro perché mi divertiva, poi quando ne ho messi insieme un buon numero ho deciso di mandarlo in giro tra piccole case editrici. Alcune mi hanno ignorato, altre rifiutato, altre ancora risposto, e la Noubs (che ringrazio sempre) è stata la prima. Così, Noubs è stata. Sono contento di essere partito da una piccolissima casa editrice, ho capito tante cose di questo mondo editoriale e mi sono fatto le ossa organizzandomi le presentazioni praticamente da solo, girando con lo scatolone pieno di copie del libro nel cofano della macchina mentre andavo da una città all’altra durante il giro di presentazioni. Andare alla Fiera del Libro di Torino e non avere idea di niente, girare con il nuovo libro (quello che uscirà con Einaudi a ottobre) nello zaino per vedere a quale editore appiopparlo. È stato divertente.
Il tuo primo romanzo uscirà per Einaudi Stile Libero in autunno. Ci anticipi qualcosa?
Marilù sei la prima con cui ne parlo, ho dovuto anche chiedere il via libera ai grandi capi per non rischiare di prendere una cazziata. Si chiama “Atletico Minaccia Football Club”. È la storia di un allenatore di calcio decisamente particolare: Vanni Cascione. Un po’ sognatore un po’ canaglia, un po’ sbruffone e un po’ (troppo) sfigato, vive nell’adorazione di un suo celebre collega, José Mourinho, tanto da sceglierlo come modello di riferimento… Solo che il mio allenatore è seduto sulla panchina dell’Atletico Minaccia Football Club, Armata Brancaleone delle serie calcistiche minori, piena zeppa di calciatori improbabili. Dall’ex concorrente del reality “Campioni”, al difensore detto “Trauma”, considerato l’artista del fallo da dietro. Di pari passo con le (dis)avventure calcistiche della squadra, ci sarà la vicenda umana-familiare di Cascione. Una specie di commedia di formazione (qui l’ho sparata grossa, scusatemi). Mi sono divertito tantissimo a scriverla.
Non scrivevo su questo blog dalla fiera del libro di Torino. Allora faceva caldo, io ero solo un ragazzo che giocava a ramino e fischiava alle donne, Berlusconi era ancora al Governo. Be', di cose ne sono cambiate in questi mesi.
Soprattutto, nel frattempo io di libri ne ho letti parecchi e sono qui per darvi qualche dritta su quelli da regalare a Natale 2011 a chi volete bene o a chi, detto tra noi, proprio non sapete cosa cazzo regalare. Perché un libro è una garanzia, è come il pollo arrosto con le patate. Piace a tutti, o almeno: fate una bella figura.
Ci tengo a precisare che la classifica non ha nessun criterio preciso legato alla data d'uscita dei libri. È solo legata al mio gusto circa i romanzi di recente apparsi tra le mie mani (sembro quasi una persona seria quando scrivo così, non fateci l'abitudine).
10° posizione: Mama Tandoori (Isbn Edizioni) di Ernest Van Der Kwast. Se vostra madre (come la mia) è una simpatica (a volte mica tanto) rompicazzo (a volte, ma quasi sempre), eccentrica ed energica donna dalla mano facile e dalla risposta pronta, questo è il romanzo che fa per voi (o per lei, REGALATEGLIELO! Sarà come guardarsi allo specchio).
9° posizione: Demoni - Istruzioni per l'uso (Elliot) di Christopher Moore. Qui dobbiamo aprire un capitolo a parte. Christopher Moore per me è Dio. Il Dio universale del cielo e della terra. Senza dubbio: uno dei più grandi autori che abbia mai letto. E questo romanzo è il primo che mi sia capitato tra le mani. Se vi piace ridere, ma ridere davvero, e conoscere personaggi usciti (evasi, va') da un manicomio criminale: Moore è l'autore che fa per voi. Compratelo, regalatelo e moltiplicatevi (come suoi lettori intendo). Qui, in pratica: un demone e il seminarista che l'ha evocato sono legati da oltre settant'anni da un incantesimo e ora, finalmente, pare abbiano trovato il modo di scioglierlo. Si recheranno in una tranquilla baia americana e lì... BAAAAM! Dài, leggetevelo. Tanto le trame potete trovarle pure su internet, sapete quanta gente si prende la briga di recensire ogni libro?
8° posizione: Dannazione (Mondadori) di Chuck Palahniuk. Facciamo che vi rivelo un segreto: Palahniuk, a me, m'aveva rotto i coglioni. Troppo uguale a se stesso, troppo arrogante verso il lettore (sì, hai capito bene Chuck: arrogante), troppo Palahniuk insomma (come Baricco: troppo Baricco). Poi mi prendo l'ultimo libro, grazie alla migliore copertina degli ultimi 300 anni, e la mia reazione è quella di un pastore che vede diventare già lana le sue pecore. MERAVIGLIA. L'adolescente sovrappeso Madison si uccide durante le feste di Natale con un'overdose di Marijuana, dopo che i genitori (lei super attrice impegnata nel sociale e nell'animalismo plastificato, lui multimilionario distratto) la dimenticano nel suo collegio svizzero la notte della Vigilia. E lei dove finisce? Nel senso, vi domando: dove finiscono tutti i poveri bimbi ciccioni quando muoiono? All'Inferno, chiaro. E lei da lì ci racconta la sua storia. Adorabile.
7° posizione: Le sette vite dell'amore (Mondadori) di Carla D'Alessio. Cosa combina l'amore nelle vite delle persone nel periodo natalizio? Lo scoprirete leggendo il romanzo di Carla D'Alessio, che dipinge con maestria la normale, favolosa, sconcertante, epopea del più imprevedibile tra i sentimenti. Lo so che sembra la frase di un trailer: ma è così! Regalate questo libro a un ex fidanzato/a che ha perso il momento giusto e ora vi rimpiange. Ghignerete nel buio della vostra stanza, al pensiero.
6° posizione: Zoo col semaforo (Nutrimenti) di Paolo Piccirillo. Facciamo che sono onesto: Paolo Piccirillo è un amico, un amico vero. Ma lo è diventato solo dopo aver letto il suo libro, quando non era ancora in programma apprezzarne la persona. Così, state sicuri che sono obiettivo quando vi assicuro che lui è lo Scrittore del futuro. Metteteci sul fuoco le palle, l'utero, la collezione di francobolli boliviani, insomma: qualsiasi cosa vi sia cara al mondo. Perché lui ha un dono vero, e qui parla il lettore, non l'amico. Lui vive la sua storia, lo si sente dalla parola che, semplice, si libra in alto e colpisce il vostro cuore. Sembreranno frasi da Baci Perugina, ma non è così. Piccirillo ha cuore e coglioni da vendere. E questo suo libro è un mosaico scomposto che narra la storia di uno strano tipo, Salvatore (ma in realtà è davvero chi dice di essere?) e di uno strano pitbull (in realtà il pitbull non è strano, è un pitbull), e di come le loro esistenze possano sovrapporsi. Chi avrà questo libro nella sua libreria, un giorno non troppo lontano potrà vantarsi di possedere l'opera prima di Paolo Piccirillo, uomo di campo.
5° posizione: Io e Te (Einaudi - Stile Libero) di Niccolò Ammaniti. Non può esistere una classifica stilata dalle mie mani senza un vangelo secondo Nic. Questo libro è una piccola perla, vi lascerà un buco al centro dello stomaco. Un vuoto colmabile solo da un altro suo vangelo. Un circolo da cui si esce solo alla morte, almeno per me.
4° posizione: Un calcio in bocca fa miracoli (Einaudi) di Marco Presta. Ecco: qui siamo davanti a un libro perfetto. In ogni sua sfumatura. Il protagonista di questo romanzo è un vecchio, di quelli proprio odiosi, che nella vita reale vorresti spedire a calci in culo all'ospizio. Ma, chissà com'è, già dopo qualche pagina cominci a fare il tifo per lui. Questo è un libro che fa piangere e ridere, contemporaneamente. Una dote che solo i grandi romanzi hanno. Ammirato.
3° posizione: Open (Einaudi - Stile Libero) di Andre Agassi. E non m'importa se molti storceranno la bocca. Perché l'autobiografia ("auto" fino a un certo punto, perché scritta insieme a J.R. Moehringer) di uno dei più grandi tennisti della storia, nonché personaggio eccentrico e, per certi versi, eroico, è un libro che colpisce dritto al cuore, come un dritto incrociato da fondo campo. Se è vero che un libro debba far pensare ed emozionare, qui dentro troverete tutto. E, soprattutto, io c'ho trovato una grande verità. Agassi asserisce di odiare il tennis. Non sopportarlo. Ma al tempo stesso di esserne dipendente. Quale dichiarazione d'amore più grande può esserci per qualcosa, al mondo? Come ho scritto qualche tempo fa: a quattordici anni giocavo con la sua racchetta tra le mani, ed ero emozionato. Adesso, che di anni ne ho ventisei, con la sua biografia, lo sono ancora di più. Commovente.
2° posizione: Player One (Isbn Edizioni) di Ernest Cline. E qui, oltre all'ammirazione per un altro romanzo stupendo, scatta anche un'altra cosa. L'invidia. Eh sì, perché, anche se molti autori non lo ammetteranno mai, quando uno che scrive legge un romanzo così bello, la sana invidia da competizione gli divampa nello stomaco e corrode un po' di pareti. Questo romanzo è talmente avvincente, coinvolgente, e visionario, che il solo pensiero di staccarmi per andare a fare la pipì mi irritava talmente dal farmi desistere. E allora l'ho letto per ore e ore senza mai pisciare, bere, e tutto il resto delle cose che facciamo noi umani di solito. La realtà che Cline ci presenta nel suo romanzo è quella di un mondo allo sfascio, dove quasi la totalità degli esseri umani riversa le proprie vite in un videogioco online, o meglio: una realtà virtuale parallela, di nome Oasis. E in Oasis, il suo avatar (Parzival) dovrà mettersi in gioco nella più grande caccia al tesoro della storia. Che presto, ovviamente!, diventerà una lotta per la salvezza dell'umanità. Ora, mi chiedo: ma cosa ci sarebbe di meglio da fare, per ognuno di noi, domattina, se non salvare l'umanità in un videogioco online? Be', direte voi: un milione di altre cose. Ma mai avvincenti come questa!, aggiungerei io.
1° posizione, tra i Dieci libri da farsi regalare (o regalare) a Natale 2011: Il Vangelo secondo Biff (Elliot) di Christopher Moore. Tana, mi avete scoperto. Venero quest'uomo. Ma vi assicuro che c'è un perché. È un genio! Che motivo, se no? Sentite qui: un angelo riporta in vita, ai nostri giorni, l'amico di infanzia di Gesù di Nazareth (sì, il Messia, avete capito bene) per fargli scrivere un Vangelo, ufficiale, sui primi anni di vita del Salvatore. Così assisterete alla più fantastica delle avventure. Ovviamente, il Cristo che Biff ci propone non ha vissuto esattamente tutta la vita a Gerusalemme a fare il falegname col patrigno. Ma è stato in Oriente, ha inventato il caffè, il sarcasmo, ha imparato il Kung Fu, l'invisibilità, lo yoga, ha sfidato intere popolazioni dell'India, e poi, sì: è finito in croce. Ma in mezzo, il suo migliore amico, questo Biff che è un arlecchino folle e geniale, gli ha fatto da spalla più che egregiamente, tirandolo più volte fuori dai casini. Che dirvi? Un libro leggendario, probabilmente il più bel romanzo che abbia mai letto. Le lacrime, alla fine, sono scese. Prendete questo libro: mi manderete a casa cesti natalizi per ringraziarmi. E io li accetterò.
Ioal Salone del Libro di Torino c'ero stato una sola volta prima di quest'anno. Era il 2009, e da allora di cose ne sono cambiate parecchie. Quella volta avevo un monospalla con dentro le prime trenta paginette di un romanzo che vedrà la luce, l'anno prossimo, con Einaudi Stile Libero.
Quest'anno ci sono andato con due angeli custodi, uno moro e uno biondo. Ai loro sorrisi, e alla loro presenza, dedico tutte queste parole.
Se mai qualcuno se lo fosse davvero chiesto, qualcuno oltre me dico, no: non ho dimenticato la password per accedere al blog. È solo che sono negli ultimi due mesi prima di un'importante consegna alla casa editrice (che è sempre la stessa del prossimo libro). Battute conclusive di un gran bel romanzo (e se lo dice l'autore potete credergli sulla parola), un romanzo pazzoide, veloce, un romanzo bellissimo, che non so ancora quando leggerete... ma che leggerete. Oh sì se lo leggerete.
Nel frattempo continuo a non dormire e a mangiare latte e cereali di notte.
Pippo Baudo non aveva badato a spese. Trentamila euro, dopo tutto, non era un investimento che avrebbe dissanguato il suo conto corrente. Il lavoro era stato fatto bene, senza sbavature. Anche l’idea di imbottirlo con del pout pourri era stata vincente. E poi, a dirla tutta, la salma imbalsamata di Mike Bongiorno gli risolveva il salone, che aveva arredato Katia, e che lui aveva sempre trovato troppo barocco.
I giornali di tutto il mondo ne avevano parlato. Il furto della salma del celebre presentatore era stato un evento che aveva indignato l’Italia intera. Appelli della famiglia sulla Rai, condanne da ogni collega del mondo dello spettacolo sulla carta stampata. Ma lui, Pippo, inflessibile era andato fino in fondo. Era un’occasione troppo ghiotta per non essere sfruttata.
Da quando la Rai lo aveva sbattuto nella fascia pomeridiana, e su Rai Tre per giunta, Pippo era andato fuori di testa. Non era più andato a fare le prove e la trasmissione era saltata (al suo posto avevano messo in palinsesto un redivivo Umberto Smaila con un programma sulla chirurgia estetica). Preferiva sparire piuttosto che andare in onda alle 15 su quella rete inutile e di comunisti.
Lui era Rai Uno. E da Rai Uno non lo avrebbero scollato nemmeno col diluente.
A Mike aveva infilato uno smoking su misura perché, nonostante tutto, nutriva per lui un’arcaica forma di rispetto. L’aveva sistemato al centro del grande salone, i mobili tutti spostati contro le pareti. Aveva sbarrato tutte le finestre di casa, le persiane abbassate, le tende color salmone serrate. Era solo, solo con Mike, quando bussò il campanello.
drìììn
Il volto di Pippo Baudo si illuminò come un’abatjour.
Era Il Ruvido, lo stesso che gli aveva trafugato la salma di Mike. Sotto le braccia portava due sacchi neri di medie dimensioni, legati all’estremità superiori con una corda.
«’A Baudo, co’ questi so’ ventimila euri»
«Sono solo due» ribatté il presentatore siciliano «E gli altri tre? Dove sono gli altri tre?»
«Tranchilo brò, li tengo nel furgone, te scarico questi e vado a pija gl’altri».
E poi capita che ci passi venti minuti, prima di attraversare la strada, qui dove vivo io.
E capita pure che ci passi altri venti minuti, se nessuno si ferma. E nessuno si ferma, mai. Non si fermano neanche se stai su una sedia a rotelle e c’hai una lancia conficcata nello sterno e il pronto soccorso è lì di fronte.
No. Loro devono andare, e allora va bene. Andate.
Così decidi di passarci la giornata, alle pendici di quell’incrocio, e ordini una pizza. La mangi, poi dormi, in terra, sotto al semaforo che lampeggia l’arancione. E anche se adesso, che è notte, e potresti passare perché di macchine non se ne vedono quasi più, tu decidi che no, vaffanculo, che così è troppo facile e allora devi aspettare il mattino dopo perché è giusto così.
Perché qualcuno si dovrà fermare prima o poi.
E allora al mattino dopo fai amicizia con l’edicolante, ti regala una copia del Corriere e ti spiega che quello è un incrocio maledetto e che, dieci anni prima, c’è morto suo nonno in un frontale con una Pegeout. Tu non capisci, però dici sì, e allora per paura non attraversi per il resto della giornata. Resti lì, a leggere il giornale, mangiare schifezze comprate al bar accanto e pensi che dovrai chiamare a lavoro e dire che non puoi andare, che devi stare fermo a un incrocio per attraversare.
Chiami a lavoro e loro pensano che tu scherzi. Il giorno dopo uguale. E dopo tre giorni ti licenziano e tu pensi che non è colpa tua.
Poi capita che ci passi due settimane, a quel semaforo. Che nessuno, nessuno, ti fa attraversare mai. E allora ti cresce la barba, inizi a puzzare un po’, però incontri tanta gente che ti spiega com’è la vita. E tu li vedi attraversare, loro sì, hanno coraggio, e tu no. Però pensi che va bene così. E a furia di dirti che va bene così, ti convinci che sei pazzo e non attraverserai mai più.
E allora metti su famiglia lì, all’incrocio.
Sì, perché incontri una donna, e te ne innamori. E lei di te. Fate due figli, all’incrocio, che nascono lì. Crescono lì, studiano lì, mangiano lì. E viene pure La Vita in Diretta a intervistarti e tu dici che sì, vivi lì. E Sposini (che quando c’era Cucuzza, voglio dire, tutt’altra cosa) sembra perplesso, allora tu dici a Sposini che deve fare il cesso, che venisse a viverci lui all’incrocio per capire cos’è la libertà.
Così capita che invecchi, sempre lì, all’incrocio. Tua moglie ti ama ancora, tu ami lei. I vostri figli sono andati a lavorare in America, ché in Italia, si sa, non c’è futuro per i laureati.
E quando muori vieni sepolto lì, all’incrocio, ma l’attimo prima di morire ti accorgi che la tua vita è stata un’immensa attesa, prima che qualcuno, da destra o da sinistra, ti lasciasse quel minimo spazio che serve, ad ogni essere umano, per essere vivo e felice.
E vaffanculo, tu ci sei riuscito pure da fermo a essere felice. E pensi, da morto, che va bene così. E che l’incrocio ti manca, perché in paradiso sono tutte strade dritte.
La SUPERCLASSIFICA torna ancora in auge, stavolta con I SEI scrittori da non pubblicare mai (o pubblicare sempre). La verità è che mi diverte un sacco scrivere questi post e, da oggi in poi, ogni SUPERCLASSIFICA sarà online anche su Brown Bunny Magazine, che mi ha chiesto di poter usufruire di questi ironici (perché gioco, gente) elenchi. Se qualcuno si riconosce in questi sei "tipi" di scrittori, e se la prende, beh, sono solo problemi suoi. E' solo un gioco. Un po' di sana ironia in questo mondo di dittonghi e iati. Davvero, non incazzatevi che poi mi fate rimanere male. E, pensate!, sono talmente democratico che descriverò anche me. Starà a voi indovinare quale delle sei categorie possa circoscrivermi. Buona lettura!
6° Posizione: "La donna emancipata". In genere, over 40/45, è quella che ha il dente avvelenato dopo una separazione dal coniuge o dopo un licenziamento reputato ingiusto. Il suo romanzo di solito è in prima persona, con punti esclamativi anche al posto delle congiunzioni, narrante la storia di una donna sola contro tutto e tutti, una donna senza macchia e senza paura, un misto tra una Giovanna D'Arco e una Beatrix Kiddo (la bionda incazzata di Kill Bill, per chi avesse vissuto gli ultimi anni in un imbuto) del Duemila. E poco importa che la donna in questione abbia, nell'ordine: tradito il marito con l'operatore ecologico della consegna porta-a-porta dei sacchetti della differenziata, incendiato la casa dimenticando sul fuoco la teiera mentre giocava a Burraco online, scambiato il labrador di famiglia con un furetto, e venduto l'auto nuova per comprare un tavolino etnico (carinissimo) visto su Ebay. Ne uscirà inspiegabilmente vittima sacrificale, pronta a rialzare la testa a suon di capoversi.
5° Posizione: "Il fancazzista". E' lui il più scemo del panorama editoriale italiano; scrive quando glielo dice la testa, diverte (ci prova) con metafore folli, si definisce "meno letterario di un copriwater" alle presentazioni. Il suo romanzo ha come protagonista, una volta su tre, un mago indiano con dei super poteri. Produce dieci romanzi all'anno, è prolifico come un coniglio (chi coglie la metafora, vince un suo libro). L'unico pericolo è che qualcuno lo pubblichi per davvero.
4° Posizione: "Il dannato edulcorato". Lui è condannato a scrivere perché suo padre era un dizionario. Sua madre una Olivetti Lettera 22. Di norma, anche per descrivere una passeggiata sul corso della sua città, userà parole come "misoneista" e "allorquando" (per descrivere il momento in cui nota il sedere di una bella donna, es: "allorquando notai le chiappe della bionda ferma alla vetrina del negozio"). Il suo romanzo è un inno al suicidio di massa, con il protagonista che, nove volte su nove, è lui stesso. Anche col suo stesso nome. Per la serie: "Ho cercato, ma nessuno veniva così bene impaginato".
2° Posizione: "Il pluripremiato". Sfogliando la sua bibliografia, oltre a scoprire che è anche un poeta, un saggista, un regista, uno sceneggiatore, un guardiano notturno, un casellante, un gatto, una sinestesia, un giornalista freelance e un critico d'arte culinaria, scoprirai che, nel 1994, si è classificato ottavo al "Concorso Mino Giamborri" (un esteta vissuto nel 1834) e terzo al "Gran Premio Letterario di Copacabana". Senza dimenticare, certo, la menzione al "Premio Opera quarta Città di Norello Inferiore".
1° Posizione, tra gli scrittori da NON pubblicare mai (o pubblicare sempre): "L'intimista". Per lui tutto si gioca sulle descrizioni e sulle trasformazioni in divenire. Il tramonto è la fine di un'epoca, l'alba l'inizio di una nuova vita. La spiaggia è il percorso verso la placenta materna (il mare), e le stelle sono bagliori di un'epoca che sta appassendo tra le macerie della civiltà. Di norma, il suo protagonista trova piacevole morire, perché, si sa, morire è un po' come iniziare un nuovo viaggio verso un orizzonte lontano...
Dopo essere stato subissato di mail (potrebbe non essere vero), dopo aver ricevuto le telefonate di importanti editori che mi chiedevano linee guide per i loro piani editoriali (anche questo potrebbe non essere vero), dopo il successo de "I dieci libri da regalare (o farsi regalare) a Natale", torna la SUPERCLASSIFICA!
Spero che sia evidente lo spirito ironico di queste righe, e che nessuno si offenda o prenda troppo sul serio le mie parole. Cosa che non faccio nemmeno io stesso.
5° Posizione: Giacomo è un venditore ambulante di aspirapolveri elettrici della provincia di Lecco. Durante una mattinata di lavoro porta a porta, incontra Sally, casalinga annoiata che pratica il sesso tantrico con sconosciuti che adesca tramite annunci su "Voglia", il giornaletto a 4€ in vendita in tutte le edicole. Insieme iniziano un viaggio verso Nuova Delhi, a cui prenderà parte anche Sossio, jazzista dai capelli lunghi che cerca il sound giusto dal 1976, senza averlo mai trovato.
4° Posizione: Mario Gargiulo, operaio tessile di Frattaminore, è un licantropo. Ma solo il giovedì pomeriggio, dopo aver visto Mastrota in tivù che vende le pentole. Il suo istinto di lupo lo trascinerà in una vivace avventura underground, in una Frattaminore al limite dello psichedelico, tra scommettitori accaniti e ausiliari del traffico borderline, corrotti e violenti. Sorprendente il finale quando Mario Gargiulo si ritira sull'Appennino.
3° Posizione: Come può un idrante innamorarsi di una giovane pittrice? "Amori sorprendenti" ce lo spiega con la dolcezza e la catarsi che solo il più autentico romanzo d'amore può donare. Ambientato in una cabina telefonica di Vienna, la storia vi lascerà con una grande domanda alla fine. L'amore esiste? La risposta è sì.
2° Posizione: Plinio è un ragazzo sbandato, vive nella periferia di Montecatini Terme e passa tutto il giorno a sputare alle auto parcheggiate e a gareggiare con la sua moto da cross. Una sera, ad un'asta di beneficenza, incontra Terry, ragazzina appena maggiorenne della Montecatini bene. Se ne innamora pazzamente. I genitori di lei sono contrari, i genitori di lui lo pensano morto in un incendio ad Ancona quattro anni prima. Dalla loro parte hanno solo Geggi, il migliore amico di Plinio, che si fidanza a sua volta con Fuffy, la migliore amica di Terry. Alla fine sarà la moto di Plinio a uscirne vincitrice, mettendosi con Fuffy e Terry, contemporaneamente. Epica la scena dell'orgia col barbiere.
1° Posizione, tra i romanzi da NON scrivere mai: "Banane di fuoco" è il più autentico romanzo di formazione di tutti i secoli. Flavio è un pasticcere, scopre il sesso grazie al suo amico Samy, figlio di un assessore al Comune di Lodi. I due cominciano un grintoso viaggio on the road in Harley che è il ritratto più vivo della nostra epoca. Si suicideranno in una tavola calda di Pistoia dopo aver capito che in realtà l'ora legale serve solo a far risparmiare energia elettrica.
E mi giocai i ricordi provando il rischio Poi di rinascere sotto le stelle Dimenticai di colpo un passato folle In un tempo piccolo
(Un tempo piccolo – Franco Califano)
Raimonda Torti Simonelli, presidente neoeletta della Regione Lazio, leggeva alcune circolari seduta alla scrivania del suo ufficio. Erano le sei del pomeriggio e fuori dalla finestra un temporale illuminava a tratti il buio d’uno dei primi giorni primaverili.
La giornata era stata un continuo scassamento di coglioni. Prima aveva dovuto ricevere un rappresentante dei COBAS che minacciava di far scioperare tutti gli insegnanti del Lazio, poi era rimasta bloccata a telefono per ore per una questione di alcuni appalti ad Ostia, infine aveva dovuto presiedere ad una noiosissima riunione del Consiglio Regionale. Uno strazio.
Non desiderava nient’altro che andare a casa, mettere i piedi in una bacinella d’acqua calda e guardare Amadeus in tivù. L’Eredità la faceva impazzire, il gioco della ghigliottina su tutti. Poco più di un’ora e il sogno si sarebbe concretizzato, doveva solo mettere le ultime due firmette e chiamare il sindaco Romolini per i dettagli di quella cerimonia al Gianicolo.
Anche se Luigi Romolini era stato eletto col 63% delle preferenze al suo secondo mandato, a lei restava sempre e clamorosamente sulle palle. Un ometto sottile, le spalle a collo di bottiglia, i baffetti da topo e quei capelli brizzolati che lo facevano assomigliare a un ragioniere di Varese. Nonostante fossero dello stesso partito politico e Romolini l’avesse ufficialmente appoggiata per la sua candidatura a governatrice, il gap incolmabile, per Raimonda Torti Simonelli, era rappresentato dalla differenza cromatica che li rendeva del tutto incompatibili.
Lei biancoazzurra, lui giallorosso. E lei, a tavola con un tifoso della Roma, prima di Romolini, non c’era mai stata. Se la ricordava bene quella cena di partito a Oriolo Romano, agriturismo “da Germana”. Quella pajata se l’era strozzata pur di piantarla alla svelta e tornarsene a casa.
«Pronto, Luigi, ciao» la governatrice si strinse forte l’indice tra i denti, poi mollò la presa e aggiunse «Sono Raimonda»
«Raimonda!» la voce tremula di Romolini, che nonostante i suoi cinquantatre anni pareva un settantenne, l’accolse così.
«Sì… Senti, ti chiamo per quella cosa al Gianicolo di martedì prossimo, capito quale?»
Ci fu una lunga pausa nella quale Raimonda Torti Simonelli pensò al peggio.
«No, quale?» riemerse dal baratro Romolini, seriamente perplesso.
La governatrice impiegò quasi dieci minuti per fare luce nella mente obnubilata del sindaco di Roma.
«Allora occhei? Tutto confermato?»
«Sì sì, cara, tutto confermato. T’abbraccio, a martedì»
«Ciao Luigi, grazie, ciao»
«Ah, mi so’ dimenticato di dirti ‘na cosa!» Romolini ripartì in contropiede.
Oddio, che scassacazzi.
«Dimme» sospirò Raimonda, battendosi una mano a paletta sulla coscia.
«Ce l’hai presente Augusto Fioroni? Il cantante?».
La governatrice del Lazio ebbe un sussulto, scavallò le gambe e si arpionò con una mano alla scrivania in vetro.
«Sì, certo!» quasi strillò.
«Sta con le pezze al culo. Mi ha chiamato il suo agente, sta per far uscire un caso sui giornali, pare che Fioroni voglia richiedere la legge Bacchelli, quella del vitalizio agli artisti che se morono de fame. Questo ho capito, almeno. C’ha chiesto ‘na mano…».
Gli occhi di Raimonda Torti Simonelli diventarono due laghi, le labbra presero quasi a tremare.
Augusto Fioroni era il suo cantante preferito. Un’estate fa era la canzone con la quale s’era innamorata di suo marito Lamberto, a Forte dei Marmi, nell’estate del 1986.
Sì, doveva fare qualcosa per lui. Era l’amore a chiederglielo.
*
Augusto Fioroni stava nella cucina di casa sua a girare una vodka scadente con dell’acqua tonica. La vestaglia aperta metteva in bella mostra le mutande ingiallite sul pacco, l’elastico un po’ slabbrato. Un rigonfiamento grande come un pallone da rugby gli penzolava verso il basso all’altezza dello stomaco. Non mangiava da due giorni; gli ultimi venti euro li aveva spesi per comprare quella vodka cinese e una bottiglia di rum importata dal Pakistan.
Dopo la prima sorsata fece una faccia simile a quella di uno che ha appena mangiato pasta con la merda. Si allontanò il bicchiere dalla bocca, tirò un sospirone e buttò giù il resto dell’intruglio con un solo sorso. Poi si asciugò la bocca con la manica della vestaglia.
«Anvedi che merda…» farfugliò, dirigendosi verso la camera da pranzo.
Lì avrebbe preso il telefono e chiamato per l’ennesima volta Ermanno Maltroppa, il suo agente, per sapere se c’erano novità sul casino che aveva piantato su tutti i giornali.
Augusto Fioroni non sapeva ancora che quella mattina avrebbe ricevuto una splendida notizia.
«Augù, bello» esordì Maltroppa, e quando Maltroppa diceva “bello” poteva significare una sola cosa «Tiette forte. Quella vitellona de’ la Torti Simonelli ha chiamato e ha detto che, dovessero cecalla, te fa avè la Bacchelli! Contento? Mò sai che titoloni, che pubblicità? Come minimo te chiamano all’Isola dei Famosi!».
Pensieri contrastanti invasero la mente ottenebrata dall’alcol del vecchio cantante.
A lui, detto in confidenza, dell’Isola dei Famosi non gliene poteva fregare di meno. Aveva settantadue anni, un’ulcera perforata, la prostata grande come un cocomero e un debito col padrone di casa di tre mensilità. Era stanco di andare in giro a cantare quelle quattro canzoni che la gente si ricordava e ancor più stanco di raccontare delle mille donne che si era scopato nella vita. Figurarsi ad andare in un’isola sperduta del Pacifico a mostrare le chiappe e a mangiare noci di cocco. Non aveva più l’età. Aveva buttato miliardi al cesso tra donne, liquori e macchine veloci. Era stato una merda; dentro, nel profondo, lo sapeva. Ma era cambiato, forse un po’ tardi, ma stavolta la lezione l’aveva capita. Forse avrebbe scritto un libro per raccontare la sua storia, un libro dove diceva la verità. Non dove raccontava delle orge nella sua villa ai Castelli e di quella volta che a Ponza aveva rimorchiato un transessuale.
Ora, però, doveva dirlo a quella iena di Maltroppa, i cui unici pensieri erano vendere lo scoop, resuscitarlo e mandarlo in tivù a piangere tra le zinne di Barbara D’Urso. Speculare su di lui fino a tumulazione avvenuta, e forse pure dopo.
Prese il coraggio in braccio e partì all’attacco.
«Ermà, grazie, che bella notizia» ragliò con la solita voce catarrosa «Però, vedi, a me basterebbero quei due soldi, giusto pe’ magnà, me so’ fatto vecchio, tu me capisci, vero?»
Ci furono tre secondi di silenzio.
«Ma certo, certo» sussurrò Maltroppa. Augusto Fioroni distese gli occhi impauriti in un sorriso.
«Capisco quanto sei stronzo! ‘A pezzo de merda! Tu c’hai un contratto, tu me devi un pacco de soldi, che te sei dimenticato, a fio de ‘na mignottaaa!» aggiunse Maltroppa, giusto per farsi capire.
«Tu devi da fare quello che te dico se voi continuà a magnà, sinnò mori nella merda tua, io te querelo per quei diecimila che ancora me devi e la finimo qua. Che dici?»
Il cantante aveva la gola secca, in bocca la vodka gli aveva lasciato una patina strana, un retrogusto quasi di benzina. Purtroppo non aveva scelta. Ingoiò, si inumidì le labbra con la lingua rasposa e disse: «E va bene, ce sto, fai quello che te pare»
«Beeello Augù, bravo. Te richiamo io» e buttò giù.
Un senso di solitudine invase le viscere di Augusto Fioroni. Lo stomaco gli bruciava per l’alcol che corrodeva le pareti in assenza di cibo da attaccare, ma la cosa non gli dava noia più di tanto. A quello era abituato, a sentirsi solo no. Da solo non c’era mai stato; di solito gli bastava una telefonata per organizzare qualsiasi tipo di serata, e invece, adesso, al solo pensiero di alzare la cornetta non sapeva nemmeno che numero comporre. L’avevano lasciato solo come un cammello che crepa nel deserto.
I dieci libri da farsi regalare (o regalare) a Natale inaugura una rubrica (la SUPERCLASSIFICA) che terrò ogni tanto; per lo più elenchi di dieci cose da fare/non fare in caso di..., oppure di dieci modi per non pagare un conto al ristorante e non passare la nottata in questura. Cose così, che fanno bene alla letteratura.
Per dare maggiore suspance all'evento (non che ce ne sia bisogno, la tensione si taglia col grissino), comincerò in ordine decrescente, dal decimo al primo, agognatissimo, posto.
10° Posizione: Altri giorni, altri alberi (Isbn, 2009) di Paolo Caredda. A Genova, gli alberi di Natale si sfidano in cruenti combattimenti per assicurare la sopravvivenza dei quartieri che rappresentano. Vere e proprie battaglie vedranno coinvolti il vecchio Gustavius e il giovane, spietato, Mascherafuturo. Un libro folle e dolce, da un autore che ho scoperto per lo splendido racconto "Giorno di paga in via Ferretto", contenuto in Gioventù Cannibale.
Regalandolo, non farete più stare tranquilla la persona che lo riceverà. Finirà per non abbandonare mai la stanza con l'albero di Natale, e di sera, prima di spegnerlo, lo fisserà per minuti interminabili in un trip di paura e mistero.
9° Posizione: L'inattesa piega degli eventi (Baldini&Castoldi, 2008) di Enrico Brizzi. In un'ipotetica Italia uscita in tempo dall'alleanza con Hitler, e vincitrice del secondo conflitto mondiale, un cronista sportivo, Lorenzo Pellegrini, sceglierà la donna sbagliata da far piangere. Così, il direttore del suo giornale, invece di fargli seguire l'attesissimo evento delle Olimpiadi di Roma del 1960, lo spedisce a seguire le ultime sfide decisive della Serie Africa.
Per gli amanti del pallone, ma anche no, un'epopea divertente scritta col solito piglio ironico di Brizzi.
8° Posizione: Crazy Heart (Einaudi Stile Libero, 2010) di Thomas Cobb. La sgangherata ultima turné del musicista country Bad Blake, leggenda della musica americana.
Descrivere la trama sarebbe inutile, è un trionfo d'amore. E Bad Blake è senza dubbio uno dei personaggi più fighi con i quali abbia mai avuto a che fare.
Da regalare a chi televota per Amici.
7° Posizione: Acciaio (Rizzoli, 2010) di Silvia Avallone. A Piombino, cittadina divorata dall'acciaieria che ne fa da scenografia, due ragazzine, amiche inseparabili, diventeranno grandi conoscendo l'amore, la rivalità, e la distanza che questa impone.
Questo libro ha avuto tanto di quel successo che se lo regalate, l'altra persona di sicuro lo ha già. Però potrà riciclarlo e darlo ad un'altra persona, che a sua volta lo avrà già nella sua libreria... Così, in pieno febbraio, verrete a sapere che la copia che avevate regalato è finita ad un guardiano notturno in Danimarca. E che il libro gli è piaciuto parecchio.
6° Posizione: Una cosa divertente che non farò mai più (minimum fax, 2001, poi 2010) di David Foster Wallace. E' la cronaca di una, specie, di reportage che era stato commissionato all'autore da una rivista americana. Si ride ogni tre minuti di lettura.
Regalatelo a quegli amici che vogliono andare a fare la crociera GENOVA-BARCELLONA-MAROCCO-EGITTO-PALERMO. Li scoraggerete. O, forse, se hanno il gusto dell'orrido, si faranno assumere a bordo come banconisti al casinò.
5° Posizione: Caina (Fandango, 2009) di Davide Morganti. Ne ho già raccontato la storia in questo blog, ma vi faccio un rapido sunto. Vincenza è una killer che uccide solo quando è incinta; nelle pagine del romanzo dovrà trovare il suo compagno, un egiziano scappato chissà dove, in una pista di ricordi, uccisioni e brutalità.
Se avete una suocera il regalo si fa da sé (io non ho niente contro le suocere, ma stanno antipatiche a tutti).
4° Posizione: La vita oscena (Einaudi Stile Libero, 2010) di Aldo Nove. Stesso discorso fatto per Caina, ho già parlato del romanzo in questione, ma merita troppo.
Aldo Nove non va descritto, Aldo Nove va amato.
3° Posizione: Branchie (Einaudi Stile Libero, 1997, poi 2006) di Niccolò Ammaniti. La storia folle e incredibile di Marco Donati, venditore di pesci romano, malato terminale, che si troverà in India dopo che una donna gli ha chiesto di costruire lì per lei il più grande acquario di Nuova Delhi. Succederà DI TUTTO.
Ad ora resta il mio libro preferito di tutti i tempi, e chi mi conosce lo sa che in questa speciale classifica un libro di Nic non poteva mancare. Ma dato che sono tutti belli, ho messo quello che preferivo. Se vi manca questo tassello di uno dei più bravi (per me, il più bravo) narratori italiani, completate il puzzle.
Regalo particolarmente indicato per chi ha cucinato il pesce a Natale. Scartandolo, potranno venirgli le convulsioni, o spasmi in perfetto stile "reduce del Vietnam".
2° Posizione: Chiedo Scusa (Einaudi Stile Libero, 2010) di Francesco Abate e Saverio Mastrofranco (che è Valerio Mastandrea). Valter ha un fegato malato e attende il trapianto. Nell'attesa che la morte di una persona lo liberi dall'agonia, si accorge che, come tanti, forse tutti, si è sempre lamentato per cose futili, e che "il suo dolore è solo una goccia nel dolore del mondo". E allora chiede scusa, chiede scusa a tutti. Pazzesca la frase che chiude il libro, che traghetta alla conclusione di un viaggio commovente nel dolore e nella redenzione, con punte di ironia qui e lì come spruzzate di panna ornamentali. Da menzionare anche la scena dell'operazione che Valter subisce senza anestesia; una prova di coraggio dell'autore. Che è una persona che stimo.
Il libro mi ha convinto ad iscrivermi all'AIDO (Associazione Italian per la Donazione di Organi), lo farò quanto prima, ed è una promessa. Regalatelo per convincerne altri. Molti si faranno convincere, ne sono sicuro.
1° Posizione, tra i libri da regalare a Natale 2010, I frutti dimenticati (Marcos y Marcos, 2008) di Cristiano Cavina. Storia autobiografica, come quasi tutte quelle di Cavina, che narra di uno scrittore (Cristiano) che, a trent'anni suonati, viene avvicinato per la prima volta da un padre che non ha mai conosciuto. Proprio nei giorni in cui la sua compagna sta per dare alla luce il suo primo figlio. Il protagonista si troverà così diviso a metà, tra una vita che comincia e una, quella del padre, malato, che si consuma in un letto d'ospedale. E in quegli ultimi giorni al suo fianco, Cristiano trova il modo per raccontargli la sua infanzia, e l'infanzia di suo figlio Giovanni.
E' uno dei libri più belli e intensi che abbia mai letto. Regalatelo a padri, madri, figli, nonne, nonni, sorelle, fratelli, sconosciuti, a chiunque. Ma regalatelo.
Ne vale la pena.